Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Capitolo 1: Il Battito Sospeso
Il mondo non era fatto di terra e di acqua, ma di una promessa.
Al centro di ogni cosa, dove gli uomini costruivano città di marmo bianco e i raccolti seguivano il ritmo immutabile delle quattro stagioni, la realtà respirava con calma. Quel luogo era chiamato il Nucleo. Lì, il Tempo e lo Spazio si stringevano la mano in un accordo perfetto: le cose avevano una forma solida che durava negli anni, ma possedevano anche il diritto di cambiare, di invecchiare e di morire.
Ma quell’equilibrio non era infinito. Più ci si allontanava dal Nucleo, più la presa delle due forze cosmiche si faceva tirannica.
A Sud e a Ovest, nelle terre degli Effimeri, il Tempo aveva divorato lo Spazio. Era un regno fluido e spaventoso, dove le foreste nascevano, fiorivano e marcivano nel giro di una luna, e i fiumi cambiavano corso come serpenti impazziti. Lì gli uomini vivevano vite rapide come battiti di ciglia, bruciando di un’intensità febbrile.
A Nord e a Ouest, invece, lo Spazio aveva incatenato il Tempo. Le terre dei Litici erano un monumento all'eternità. Le montagne erano pilastri colossali che perforavano il cielo, immutabili da millenni. Ma l’eternità ha un prezzo orribile. Da qualche secolo, la Stasi aveva iniziato a infettare i Litici. Il loro sangue scorreva sempre più lento, i loro cuori battevano a distanza di minuti e, uno dopo l’altro, i loro saggi e i loro bambini si stavano trasformando in fredde statue di pietra porcellanata. La loro civiltà stava morendo di immobilismo.
Fu la disperazione a scatenare la guerra.
Il Re-Immortale dei Litici, vedendo il proprio popolo tramutarsi in un cimitero di statue, prese una decisione spietata: marciare verso il centro del mondo per ghermire il Flusso del Tempo e immetterlo a forza nelle sue terre. Le armate di pietra avanzarono come una frana inarrestabile, distruggendo i confini della realtà. Dove i guerrieri Litici piantavano i loro stendardi, lo Spazio si dilatava e il Tempo si congelava. Se avessero raggiunto il centro, il Nucleo sarebbe rimasto intrappolato in un’istantanea eterna, mentre le terre del Tempo sarebbero accelerate fino a polverizzarsi nel nulla.
Nel cuore geometrico del mondo, all'interno del Monastero sul Fulcro, l’Ordine della Sincronia guardava il disastro imminente. I monaci-maghi, custodi della misura, erano impotenti di fronte alla furia dell'esercito di pietra.
Quella notte, il Grande Orologio di Pietra situato nel cuore del monastero emise un suono mai udito prima. Un rintocco profondo, stridulo, come di roccia che si spezza. Le sue lancette, che per millenni avevano oscillato con precisione millimetrica, iniziarono a tremare violentemente.
L’Anziano dell’Ordine, un uomo i cui occhi avevano visto scorrere i secoli, cadde in ginocchio sul pavimento di pietra. Intorno a lui, l'aria stessa divenne densa, poi rarefatta, oscillando tra il gelo della stasi e la frenesia del mutamento.
«Sta accadendo», sussurrò l’Anziano, mentre le pareti del monastero vibravano. «Il cosmo sta generando la sua difesa. Portatemi le pergamene della Origine!»
Mentre i monaci correvano nel panico, a centinaia di leghe di distanza, proprio sulla linea di confine dove la terra stabile del Nucleo sfumava nelle nebbie mutabili dell'Esterno Temporale, una donna rifugiata stringeva i pali di una tenda. Il suo ventre era gonfio, lacerato dalle doglie del parto. Fuori, il cielo era diviso in due: da una parte le stelle erano fisse come chiodi d'argento, dall'altra sfrecciavano lasciando scie di luce come meteore impazzite.
Nel monastero, l'Anziano srotolò la pergamena millenaria, leggendo le parole scritte col sangue dei primi creatori. La sua voce risuonò nella sala dell'Orologio proprio mentre, sulla frontiera del mondo, il primo vagito di un neonato fendeva la notte.
«Quando la Pietra vorrà ghermire il Fiume, nascerà un solo sangue diviso in due corpi.»
La donna sulla frontiera emise un gemito, e le levatrici sussultarono. Non era sola. Un secondo bambino stava spingendo per venire al mondo. Il primo era nato nell'istante esatto in cui il sole toccava l'orizzonte; il secondo tese le mani quando l'ultimo raggio di luce svanì nelle tenebre. Un maschio e una femmina.
L'Anziano del monastero continuò a leggere, con le mani che tremavano per il terrore e la speranza:
«Uno nascerà nel primo istante del giorno, l'altro nell'ultimo. Uno stringerà il vuoto, l'altro guiderà il domani. Se cammineranno insieme fino al Fulcro, il Pendolo tornerà a oscillare. Se uno dei due cadrà, la Realtà si spezzerà.»
L'Orologio di Pietra si fermò di colpo. Il silenzio che seguì fu assoluto.
Sulla frontiera, la madre stremata accarezzò le teste dei suoi piccoli. Il maschietto aveva la pelle fredda, e intorno alle sue minuscole dita l'aria sembrava immobile e solida come cristallo. La bambina, invece, si muoveva con una rapidità innaturale, e i suoi occhietti mutavano sfumatura a ogni battito di ciglia, riflettendo lo scorrere del futuro.
La profezia dei due battiti era cominciata. I gemelli del destino erano nati, ma il mondo stava già crollando intorno a loro.